La Regione Marche celebra il V centenario della nascita di Sisto V, il papa marchigiano nato a Grottammare nel 1521 e con origini familiari a Montalto Marche.
Sisto V apparteneva all’ordine dei frati minori conventuali. Nacque a Grottammare, piccolo villaggio di pescatori delle Marche meridionali, allora nella giurisdizione di Fermo. Il padre, Peretto di Montalto, si era rifugiato a Grottammare per sfuggire alle angherie del Duca d’Urbino, trovandovi un lavoro come giardiniere. Qui conobbe Mariana, di Frontillo di Sopra di Pievebovigliana, che lavorava al servizio del possidente Ludovico De Vecchis (nobile famiglia originaria di Fermo), e la sposò.
Visse un’infanzia molto povera. Ultimo nato della famiglia, svolse lavori umili insieme ai genitori. A 25 km di distanza da Grottammare, sull’Appennino umbro-marchigiano, suo zio materno, Salvatore Ricci, viveva nel convento di San Francesco delle Fratte a Montalto. All’età di nove anni Felice entrò nel convento francescano. A 12 anni iniziò il noviziato. Nel 1535 vestì l’abito francescano: assunse così il nome di fra Felice, mantenendo il nome di battesimo. Da allora iniziò gli studi filosofici e teologici che lo portarono a spostarsi in diversi conventi dell’Ordine, per ascoltare i maestri migliori. Concluse gli studi nella magna domus francescana di Bologna (settembre 1544)[5]. Tre anni prima, nel 1541, era stato ordinato diacono.
Successivamente fra Felice fu “baccelliere di convento”, cioè insegnante di metafisica e diritto canonico nei monasteri dell’Ordine a Rimini e poi a Siena. Nel 1547 fu ordinato sacerdote; l’anno successivo ottenne il dottorato in teologia all’ateneo di Fermo; qui ricevette anche il titolo di maestro (1548) dal generale dell’Ordine dei Francescani conventuali, Bonaventura Fauni-Pio. Diede presto prova di una rara abilità sia come predicatore che nella dialettica. Il 14 giugno del 1551, a Montalto per affari, si dichiarò per la prima volta col cognome Peretti.
Nel 1552 si recò una prima volta a Roma su invito del cardinale Rodolfo Pio, protettore del suo ordine, per tenere alcune omelie durante la Quaresima. Come predicatore francescano tenne le omelie quaresimali nella Basilica dei Santi XII Apostoli. Ebbe modo quindi di mostrare le sue rimarchevoli abilità oratorie riscuotendo molta impressione e guadagnandosi la stima di due futuri grandi e famosi personaggi: san Filippo Neri e sant’Ignazio di Loyola. Un incontro decisivo fu quello con il cardinale Michele Ghislieri, che negli anni successivi divenne il suo grande protettore. Rimase a Roma per il resto dell’anno.
Tornò nella Città eterna nel 1556, quando fu nominato membro della commissione creata da papa Paolo IV per elaborare una riforma della Curia romana. Successivamente fu nominato reggente dell’Università di Venezia. L’anno successivo fu nominato inquisitore della città lagunare. Noto per il suo rigore, divenne inviso alle autorità locali, che ottennero che fosse richiamato a Roma; ciò avvenne effettivamente nel 1560. Tornato a Roma, padre Felice continuò l’incarico di consulente del Sant’Uffizio, ottenne la docenza all’Università La Sapienza e fu procuratore generale e vicario apostolico dei francescani conventuali.
Nel 1565 il pontefice Pio IV lo nominò membro della commissione dell’Inquisizione inviata in Spagna per il processo all’arcivescovo di Toledo, Bartolomé Carranza. Nacquero in quell’occasione delle incomprensioni con il presidente della commissione, il cardinale Ugo Boncompagni; la forte antipatia personale che ne derivò ebbe una marcata influenza sugli eventi degli anni successivi.
Nel 1566 Michele Ghislieri, diventato papa con il nome di Pio V, lo nominò vescovo e vicario generale dei Frati conventuali e nello stesso anno, il 15 novembre, gli fu assegnata la diocesi di Sant’Agata dei Goti (nel Sannio). Nel 1570 lo creò cardinale con il titolo di San Girolamo degli Schiavoni. Nel 1572 fu eletto papa il Boncompagni. In poco tempo, il cardinal Montalto, come veniva generalmente chiamato, perse tutte le cariche fino ad allora accumulate.
Per tutto il resto del pontificato di Gregorio XIII fece una vita ritirata. Nella sua villa sull’Esquilino iniziò a scrivere un’opera su Sant’Ambrogio. Durante questi anni, uno dei segretari del cardinale fu il serissimo e affidabile perugino Scipione Tolomei, raccomandatogli da Fulvio Giulio della Corgna, che svolse impeccabilmente il servizio

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